NESSUN ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE PER IL MARITO FEDIFRAGO SE LA MOGLIE SI RIFIUTA DI AVERE FIGLI

La sentenza può sembrare paradossale, ma a ben vedere le motivazioni che sorreggono il ragionamento dei giudici risultano piuttosto ragionevoli. Nel caso trattato dalla Suprema Corte la moglie chiedeva l’addebito della separazione poiché il marito aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. Di principio, la violazione del dovere di fedeltà impone la pronuncia di addebito; tuttavia nel presente caso il marito ha evidenziato ai giudici che la moglie si rifiutava di avere figli con lui. La Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza n.16089 del 21.09.2012 che “l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale non può giustificare, da sola, una pronuncia di addebito della separazione, qualora una tale condotta sia successiva al verificarsi di un’accertata situazione di intollerabilità della convivenza, si da costituire non la causa di detta intollerabilità ma una sua conseguenza”, causa che nel presente caso era appunto rappresentata dal rifiuto della moglie di avere figli.

 

SE VOI FOSTE IL GIUDICE…

La famiglia di fatto ha gli stessi diritti della famiglia legittima in caso di risarcimento da morte del congiunto?

IL CASO:

A seguito di incidente stradale era venuto a mancare il convivente della signora Bianchi.

La loro relazione, duratura e stabile, aveva dato origine a una seconda famiglia di fatto, dalla quale era nata anche una figlia.

A seguito dell’incidente la convivente aveva chiesto di partecipare alla ripartizione del danno non patrimoniale, pagato dall’assicurazione, in concorso con la famiglia legittima, formata dalla moglie e da un’altra figlia.

La difesa della moglie aveva contestato la richiesta sulla base del fatto che il defunto aveva una famiglia legittima che era l’unica vantare diritti in relazione al risarcimento;   la legge fa riferimento alla categoria dei “prossimi congiunti” quali soggetti aventi diritto al risarcimento del danno morale e che  presuppone l’esistenza di rapporto giuridico di coniugo, che nel caso di una “convivente” non è rinvenibile.

Se voi foste il giudice come risolvereste il caso?

SOLUZIONE

CONCORSO DOCENTI SCUOLA

Scarica il bando: [wpdm_file id=3]

Finalmente il Ministero ha pubblicato il bando del tanto atteso e sospirato concorso per il reclutamento di docenti.

Sono previste tre prove: una prima preselettiva formata da 50 domande in 50 minuti:  il test sarà composto da 18 domande di logica, 18 domande sulle capacità di comprensione del testo, 7 domande di informatica e 7 domande sulla conoscenza della lingua straniera (a scelta del candidato: inglese, francese, tedesco e spagnolo).

Al superamento della preselezione si potrà accedere alla prova scritta e successivamente alla prova orale.

Pensando di fare cosa utile, pubblichiamo il bando ufficiale con tutte le indicazioni su requisiti di accesso, numero di posti a concorso e programma delle prove.

….E buona fortuna a coloro che decideranno di sfruttare questa opportunità.

 

MOBBING ALLA NEO MAMMA: è reato!

Interessante sentenza della Corte Suprema (n. 36332 del 21 settembre 2012) , quella che inquadra nel reato di “violenza privata”, il comportamento del datore di lavoro che tenti di mobbizzare la dipendente appena rientrata al lavoro dopo il periodo di astensione obbligatoria per maternità.

Il titolare dell’azienda infatti obbligava la neomamma, al fine di costringerla a presentare le dimissioni, a lavorare in un luogo fatiscente ed abbandonato, ossia una stanza angusta dotata di un mobilio a dir poco fatiscente .
La donna era rea di non aver presentato le dimissioni, e di essere tornata al lavoro dopo la maternità, mentre il piano aziendale avrebbe previsto la cessazione 嘉盛 dell’azienda per proseguire nella stessa attività sotto una nuova veste societaria ma con lo stesso complesso aziendale e con gli stessi dipendenti licenziati ed assunti nuovamente.
Il datore quindi in modo ritorsivo aveva fatto lavorare la donna in condizioni invivibili, in un luogo di degrado, compiendo un tentativo di violenza privata.
Infatti nel comportamento sono senz’altro ravvisabili gli «atti idonei e univocamente rivolti a farle accettare le condizioni della società», che nella fattispecie erano o le dimissioni o il prolungamento del periodo di maternità con retribuzione solo del trenta per cento dello stipendio.

Il comportamento della donna però, la quale ‘ostinatamente’ era tornata al lavoro, aveva rovinato i piani del datore, che le aveva perciò riservato tale “trattamento”.

Con la sentenza n. 36332 del 21 settembre 2012 i giudici di legittimità hanno considerato inquadrabile, tale contegno nel tentativo di violenza privata.

REVOCA DELL’AFFIDAMENTO CONDIVISO SE I GENITORI NON SI PARLANO

La forte conflittualità tra due genitori separati, che non stabiliscono tra loro alcun dialogo, può portare al venir meno dell’affidamento condiviso della figlia nata dal matrimonio. La prima sezione civile della Cassazione ha  confermato le decisioni del Tribunale prima e della Corte d’Appello di Roma poi, con cui era stato stabilito l’affidamento in via esclusiva alla madre di una bambina, inizialmente affidata a entrambi i genitori. La corte ha motivato tale decisione sulla base del fatto che risultava dagli atti la “mancanza di comunicazione tra i due genitori” che stava determinando  “pressioni e tensioni eccessive” a discapito della minore: i due ex coniugi infatti non parlandosi tra loro, decidevano autonomamente le attivita’ della figlia, costretta a fare due turni a scuola, due diverse attivita’ sportive e persino due diete alimentari. Il regime di affidamento condiviso era stato dunque ritenuto “nocivo per la minore e possibile fonte di future patologie, in quanto generante ansia, confusione e tensione”.

IMU : COSA FARE SE NON HAI PAGATO IN TEMPO LA SECONDA RATA

Il 17 settembre è scaduto il termine per il pagamento del secondo acconto dell’Imu sull’abitazione principale. Questa scadenza in realtà interessava solo chi, a giugno, ha scelto di versare in tre rate anziché in due.

Per chi si fosse fatto scappare il pagamento o avesse sbagliato il conteggio pagando meno del dovuto, è possibile comunque rimediare attraverso la procedura del ravvedimento operoso.

Vi spieghiamo nel dettaglio cosa fare, è più semplice del previsto!

1) Devi calcolare quanto devi pagare e ricopiare quanto indicato per l’abitazione principale dall’F24 che hai pagato a giugno.

Per effettuare il calcolo puoi utilizzare questo veloce e semplice programma : clicca qui 

2) Utilizzando lo stesso modello previsto per il pagamento, l’F24, puoi versare la rata che dovevi al Comune maggiorata di qualche euro a titolo di sanzione e interessi. Informati però dal tuo Comune però, che potrebbe aver stabilito un tasso d’interesse diverso da quello stabilito a livello statale.

Se il comune non ha maggiorato gli interessi puoi procedere in questo modo:

Gli interessi vanno calcolati su base giornaliera, a un tasso del 2,5% annuo.

Facciamo un esempio. Se paghi 100 euro con 10 giorni di ritardo, devi calcolare gli interessi in questo modo:

100 x 2,5% = 2,50 euro annui

2,50 x 10/365 = 7 centesimi

Quindi ai 100 euro di imposta devi sommare 7 centesimi di interesse.

Ovviamente prima paghi meglio è, dato che le sanzioni aumentano con il passare del tempo, così come gli interessi.

3)) Calcolare la sanzione:

  • Se versi entro 14 giorni dalla scadenza, cioè entro il 1° ottobre, devi calcolare lo 0,2% giornaliero di sanzione sulla somma dovuta. Ad esempio per 100 euro di imposta non versata dovrai aggiungere 20 centesimi per ogni giorno di ritardo, oltre agli interessi.
  • Se versi dal quindicesimo giorno al trentesimo successivo alla scadenza (quindi entro il 17 ottobre) devi calcolare la sanzione del 3% di quanto non pagato, senza rapportarla ai giorni di ritardo. Quindi per i 100 euro d’imposta da pagare devi aggiungere 3 euro di sanzione oltre agli interessi.
  • Superati i 30 giorni dalla scadenza, puoi ravvederti entro un anno pagando la sanzione del 3,75% oltre agli interessi.
  • Schematizzando

 

Per pagare devi utilizzare il modello F24, barrando la casella “Ravv”. (Modello F24)

Per il resto il modello va compilato come se stessi pagando il secondo acconto: devi sommare all’importo da versare gli interessi calcolati e le sanzione.

QUANDO UNA SCRITTURA PRIVATA PUO’ ESSERE CONSIDERATA UN TESTAMENTO

La Cassazione, con la sentenza 28 maggio 2012, n. 8490 ha precisato come una scrittura privata, per essere considerata un testamento olografo, deve contenere la chiara volontà del testatore di disporre dei suoi beni per il tempo successivo alla morte. Il testamento olografo deve essere scritto, datato e sottoscritto dal testatore e non deve per forza contenere formule sacramentali; sulla base di tali principi la Corte Suprema ha ritenuto corretta l’interpretazione data dalla Corte D’Appello che ha ritenuto valida la disposizione testamentaria in favore dell’erede contenuta in una semplice scrittura privata. I giudici hanno evidenziato infatti che la scrittura privata potesse essere un testamento poiché  non vi sono norme che impongono un linguaggio piuttosto che un altro,che richiedono formule sacramentali piuttosto che altre, purché alla base vi sia una interpretazione accurata delle volontà del soggetto testatore.

 

Quindi la frase”tutti i miei beni sono i tuoi”  contenuta in una semplice scrittura privata è pari a “ti nomino erede di tutti i miei beni”; infatti  superando i limiti terminologici che possono condurre ad errori di giudizio, bisogna soffermarsi sulle reali volontà del testatore, naturalmente nel rispetto dei requisiti formali richiesti dalla legge.

IL TRIBUNALE DI AVEZZANO CHIUDE!

Definitiva la decisione circa la soppressione di 31 Tribunali e 31 Procure disposta con decreto legislativo n. 156 del 07 settembre 2012, tra cui purtroppo anche Tribunale e Procura di Avezzano. A nulla è valsa la “resistenza” ideologica contro tali decisioni messa in atto dagli avvocati avezzanesi. L’unica consolazione, se così si può chiamare, sarà lo slittamento dell’accorpamento con l’Aquila nel 2015. L’art. 11 comma 3 del 外汇交易平台 decreto ha stabilito infatti, che ” Le modifiche delle circoscrizioni giudiziarie dell’Aquila e Chieti, nonché delle relative sedi distaccate, previste dagli articoli 1 e 2, acquistano efficacia decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto…”. La deroga è motivata dalla necessità di dare più tempo per organizzare logisticamente e urbanisticamente l’accorpamento con la città di L’Aquila reduce dal sisma del 2009.
Questa decisione porterà non pochi disagi. Non ci sarà solo il problema di gestire le udienze per gli avvocati avezzanesi, che dovranno recarsi a L’Aquila quasi ogni giorno tra incombenti di cancelleria ed udienza, ma anche quello dell’inevitabile aumento delle spese giudiziarie per i clienti oltre alla penalizzazione di tutto l’indotto che gravita(va) nell’orbita dell’attività giudiziaria avezzanese. 

Per quanto possa valere, riteniamo del tutto illogica e non funzionale la decisione presa dal Guardasigilli e dal Governo : se l’idea ispiratrice della riforma è (o avrebbe dovuto essere) la soppressione degli uffici giudiziari con un limitato carico giudiziario che determinano inutile moltiplicazione delle spese (affitti immobili, personale, ecc…) non si comprendono le ragioni di questa decisione per il palazzo di giustizia avezzanese che gestisce un numero elevatissimo di contenziosi e che si riverseranno nel Tribunale aquilano già faticosamente impegnato nella riorganizzazione dei propri uffici a seguito del sisma.

Pubblichiamo di seguito il decreto legislativo e l’allegato contenente l’elenco dei Tribunali e delle Procure soppresse.  

CONTRATTI A PROGETTO: COSA CAMBIA CON LA RIFORMA

Pensando di fare cosa utile per qualcuno di Voi lettori pubblichiamo un articolo che illustra sinteticamente le novità che la riforma del lavoro firmata dal Ministro Fornero ha previsto per i cosiddetti contratti a progetto o co.co.pro. Si tratta di una forma contrattuale molto diffusa nella fase di “accesso” al mondo del lavoro soprattutto per i giovani. Questa forma contrattuale molto spesso demonizzata, in realtà ha la sua ragion d’essere e le sue utilità, purtroppo sono frequenti i casi in cui il datore di lavoro abusa di tale strumento, utilizzando questa forma contrattuale per mascherare veri e propri rapporti di lavoro subordinato, potendo godere di  diversi vantaggi fiscali e contributivi, con il risultato di snaturarne completamente i presupposti a svantaggio del lavoratore.

Proviamo quindi ad offrirvi un quadro sintetico delle novità legislative:

Contratto a progetto

La particolarità del nuovo contratto a progetto infatti è che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personali e senza vincolo di subordinazione, devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Progetto specifico perché funzionalmente collegato a un certo risultato finale.

Il progetto deve essere specifico

Nel contratto di lavoro deve essere descritto il progetto, individuando il suo contenuto caratterizzante e il risultato finale che si intende perseguire. Il contratto a progetto inoltre non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che potranno anche essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Contratto a progetto: quando è rapporto subordinato?

Si considera rapporto di lavoro subordinato sin dalla data della sua costituzione, il contratto a progetto quando l’attività del collaboratore è svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi. Si tratta di una presunzione relativa, visto che il committente potrà fornire prova contraria.

 

Partita Iva come collaborazione continuativa

Da ultimo, si considerano rapporti di collaborazione coordinata e continuativa le prestazioni rese da persone titolari di partita Iva in casi precisi ossia quando:

  • la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore a otto mesi nell’arco dell’anno solare;
  • il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più del 80 per cento dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
  •  il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.”

 

(fonte :http://www.investireoggi.it)