LA NOMINA DELL’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO PRESUPPONE LO STATO DI INCAPACITA’ ATTUALE E NON FUTURO

L’amministratore di sostegno può essere effettivamente nominato dal giudice soltanto se e quando si verifica la condizione di incapacità del designante. La pronuncia riguarda il caso di una donna che  in  previsione di una sua futura ed eventuale incapacità con scrittura privata autentica dal notaio, aveva indicato due persone come amministratori di sostegno e dato indicazioni circa le cure mediche alle quali essere o non sottoposta in futuro. Aveva poi chiesto con ricorso al giudice la designazione delle persone indicate pur essendo ancora nel pieno delle sue facoltà mentali. La Corte di Cassazione, con la sentenza 23707/2012, respingendo il ricorso, ha confermato il rigetto della richiesta di nomina  pronunciata dalla Corte D’Appello di Trento, sulla base del fatto che essa “non può provenire da persona che si trovi nella piena capacità psico-fisica, presupponendo uno stato d’incapacità attuale e non futuro”.


Per la Cassazione infatti : “la designazione de futuro … resta circoscritta nell’ambito di un’iniziativa privata”. Infatti, “la sua funzione è destinata a compiersi, mediante il dispiegarsi effettivo dei suoi effetti, al realizzarsi della condizione personale avuta presente, e nell’alveo del procedimento giurisdizionale conseguentemente attivato, attraverso la nomina conforme da parte del giudice tutelare”.

MATRIMONIO NULLO SE CELEBRATO SOLO PER “RIPARARE” IL CONCEPIMENTO NON VOLUTO DEL FIGLIO

Se il matrimonio è celebrato per “riparare” al concepimento non voluto del figlio e tale riserva mentale è conosciuta dall’altro coniuge, il matrimonio è nullo.

E’ quanto ha stabilito dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza 30 marzo 2012, n. 5175.

Secondo la Cassazione, infatti, la breve durata, di appena dieci mesi, della convivenza matrimoniale tra le parti, culminata nell’abbandono del tetto coniugale da parte della donna, caratterizzata da incomprensioni e contrasti continui, verosimilmente dovuti a differenze caratteriali e di educazione ed a carenza di affetto sponsale, tali da renderne intollerabile la prosecuzione, conferma il fatto che la scelta matrimoniale fosse stata determinata dall’intento di riparare all’errore commesso (il concepimento del figlio), anche da parte della medesima e non, invece, dall’intento di questa di vivere con il marito per tutta la vita, il che costituisce un ulteriore dato, che fa presumere la consapevolezza, da parte sua, della riserva mentale di quest’ultimo.

LA CONFLITTUALITA’ DEI GENITORI NON GIUSTIFICA L’AFFIDO ESCLUSIVO

Così ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza del 3 dicembre 2012 n. 21591, ribadendo un principio che si va gradualmente consolidando e cioè che il conflitto genitoriale non può essere un elemento su cui fondare, in assenza di ulteriori presupposti, un affidamento esclusivo ad uno dei genitori. La Corte,  respingendo il ricorso di una madre che fra l’altro lamentava l’avversione dei figli verso il padre come ragione giustificatrice della sua richiesta di affido esclusivo,  ha ritenuto corretta l’interpretazione assunta dalla Corte d’Appello di L’Aquila secondo cui : “la conflittualità esistente tra i coniugi non può di per sé, né astrattamente né con riferimento allo specifico caso in esame, giustificare la deroga dal regime di affido condiviso in quanto lo stesso è stato ritenuto maggiormente idoneo a riequilibrare la condizione del ruolo genitoriale in favore dell’interesse dei figli ed ha ritenuto che :”a fronte di un regime legale che impone l’affido condiviso,  se non in caso di contrasto dello stesso con l’interesse preminente del minore, non emergessero ragioni contrarie tali da giustificare l’affido dei minori alla sola madre …” .