GUARDRAIL DIFETTOSO: E’ “INSIDIA STRADALE”

Caso risolto dopo 24 anni : la Corte di Cassazione con la sentenza 16 gennaio 2013 n. 907 ha finalmente statuito sul diritto al risarcimento per i danni fisici e morali sofferti da un giovane all’epoca diciannovenne, vittima di un incidente stradale.

In particolare, il ragazzo aveva citato in giudizio l’ANAS per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa di un incidente automobilistico verificatosi mentre percorreva una strada statale. Infatti, entrando nella rotatoria esistente, l’autovettura sbandava ed andava ad urtare contro un guardrail in cattivo stato di manutenzione con pezzi di lamiera non più saldi e addirittura posizionati orizzontalmente rispetto alla strada, tanto che a causa dell’urto si erano conficcati nel vano motore dell’automobile amputandogli entrambe le gambe.

Ebbene, la Cassazione ha statuito che : ” L’insidia stradale, intesa come pericolo occulto, non visibile e non prevedibile, non integra una regola sostanziale, cioè un’autonoma figura di illecito, ma è solo una figura sintomatica del comportamento colposo dell’ente gestore della strada pubblica, che, in virtù del principio del neminem laedere, è tenuto a far si che il bene demaniale non presenti per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al c.d. trabocchetto o insidia stradale…”. 

FACEBOOK E’ UNA PIAZZA VIRTUALE: I POST OFFENSIVI INTEGRANO IL REATO DI DIFFAMAZIONE

Questo è quanto stabilisce il G.I.P. di Livorno con la sentenza n. 38912 del  02 ottobre – 31 dicembre 2012;  il caso trattato rientra tra quelli più frequenti: un ex dipendente di un centro estetico licenziato, a suo dire ingiustamente, pubblica dei post dal contenuto chiaramente denigratorio rispetto alla professionalità del centro estetico sulla “bacheca” del proprio profilo Facebook .

Come il G.I.P. osserva la fattispecie integra tutti gli elementi del delitto di diffamazione:

  • la precisa individuabilità del destinatario delle manifestazioni ingiuriose (nel caso di specie l’ex dipendente ha espressamente fatto riferimento al Centro Estetico  nel quale ha lavorato come dipendente;
  • la comunicazione con più persone alla luce del carattere “pubblico” dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione;
  • la coscienza e volontà di usare espressioni oggettivamente idonee a recare offesa al decoro, onore e reputazione del soggetto passivo.

“Anzi l’utilizzo di Internet integra l’ipotesi aggravata di cui all’art. 595, co. 3, c.p. (offesa recata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità), poiché la particolare diffusività del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l’agente meritevole di un più severo trattamento sanzionatorio”
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