IL MARITO CHE IMPEDISCE ALLA MOGLIE DI RIENTRARE IN CASA COLPEVOLE DI VIOLENZA PRVATA

Così hanno sentenziato i giudici della Corte di Cassazione, Sezione 5 penale nella Sentenza 15 ottobre 2012, n. 40383; secondo gli ermellini l’ex coniuge ha il diritto di recarsi o abitare nella casa coniugale se non c’è un preciso atto che lo vieti e pertanto non può essere cacciato se vi fa rientro dopo essersi volontariamente allontanato. Il caso riguardava la vicenda di una moglie che ottenuta dal Giudice, a seguito della separazione, l’assegnazione della casa coniugale, aveva poi deciso di trasferirsi per un breve periodo nella casa dei propri genitori. Il marito di tutta risposta aveva occupato la casa e aveva rifiutato alla moglie di riprenderne possesso in un secondo momento. Curiosa la reazione del marito citata nella sentenza, al rientro della moglie si era infatti infilato nel letto vestito di tutto punto rifiutandosi di uscire, per affermare il suo predominio sull’immobile.

 

NESSUN ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE PER IL MARITO FEDIFRAGO SE LA MOGLIE SI RIFIUTA DI AVERE FIGLI

La sentenza può sembrare paradossale, ma a ben vedere le motivazioni che sorreggono il ragionamento dei giudici risultano piuttosto ragionevoli. Nel caso trattato dalla Suprema Corte la moglie chiedeva l’addebito della separazione poiché il marito aveva intrattenuto una relazione extraconiugale. Di principio, la violazione del dovere di fedeltà impone la pronuncia di addebito; tuttavia nel presente caso il marito ha evidenziato ai giudici che la moglie si rifiutava di avere figli con lui. La Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza n.16089 del 21.09.2012 che “l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale non può giustificare, da sola, una pronuncia di addebito della separazione, qualora una tale condotta sia successiva al verificarsi di un’accertata situazione di intollerabilità della convivenza, si da costituire non la causa di detta intollerabilità ma una sua conseguenza”, causa che nel presente caso era appunto rappresentata dal rifiuto della moglie di avere figli.

 

SE VOI FOSTE IL GIUDICE…

IL MARITO RIFIUTA RAPPORTI SESSUALI, LA MOGLIE CHIEDE L’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

Il Caso:

Un marito a causa di una violenta lite con sua moglie aveva rifiutato di intrattenere rapporti sessuali con lei per ben sette anni; in particolare,  la decisione di interrompere ogni rapporto, anche di natura sessuale, con la moglie, pur continuando i coniugi a vivere sotto lo stesso tetto, era stata determinata dalla condotta di quest’ultima. Facendo venire meno l’affectio maritalis, la consorte aveva, infatti, preso le difese del fratello, che, per difendersi dalle proprie responsabilità gestionali, lo aveva ingiustamente accusato di essersi appropriato di somme appartenenti alla cooperativa edilizia che aveva costruito la casa coniugale. L’interruzione dei rapporti sessuali peraltro era frutto di una BlueHost优惠码 determinazione unilaterale del marito da non ricollegare a una intrapresa relazione adulterina. La moglie pertanto aveva chiesto la separazione chiedendo che fosse “addebitata” al marito per violazione dei doveri coniugali, tra cui vi è appunto quello di intrattenere rapporti sessuali con il proprio coniuge. Sosteneva infatti la difesa della moglie che   il rifiuto, protattosi per ben sette anni, di intrattenere normali rapporti affettivi e sessuali con il coniuge costituisca gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner e situazione che oggettivamente provoca senso di frustrazione e disagio, spesso causa, per come è notorio, di irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico.

Se voi foste il giudice come risolvereste il caso?