Riflessioni a voce alta…

Per una volta rompiamo il rigore scientifico degli articoli che pubblichiamo nel nostro sito, per proporvi una riflessione più informale sul tema dei minori contesi tra i genitori separati.

Sono certa che le immagini di quel video mandato in onda ieri sera dai diversi TG nazionali, in cui un bambino di 10 anni veniva prelevato a forza da scuola a causa di una contesa sull’affido, ha destato indignazione e ha toccato la sensibilità di ognuno di noi. Non entro nel merito della vicenda perché non conoscendo gli atti processuali non ho possibilità di farmi una idea precisa.

Quello che è certo è che qualunque sia la contesa tra i genitori e qualunque siano le ragioni sottese ad un allontanamento da uno dei genitori, le modalità con cui quel bambino è stato prelevato da scuola  per essere trasferito in una comunità protetta sono assolutamente indegne di uno stato di diritto, di una nazione civile. Contesto, per quanto possa valere, le modalità barbare con cui “agenti di polizia” che nell’esplicazione del loro servizio rappresentano lo STATO,  hanno trattato un bambino spaventato e assolutamente indifeso. Qualunque sia la contesa, quelle modalità delegittimano eticamente ogni provvedimento del giudice, perché se è vero che ogni provvedimento riguardante l’affido deve essere preso nel PREMINENTE INTERESSE DEL MINORE, mi chiedo dove fosse la tutela del minore in quel momento… Quale Stato è questo in cui i bambini sono caricati come animali, di peso dentro una volante della polizia? Dove erano in quel momento le tutele concrete e le garanzie per  il benessere psicologico e fisico di quel bambino?…. mi sembra difficile trovarle.

Lo dico amaramente da donna di legge che si occupa quotidianamente delle vicende riguardanti i minori, che ha sempre creduto e crede nelle istituzioni. Mi auguro solo che questa vicenda aiuti tutti noi operatori del diritto, genitori e istituzioni a una rinnovata attenzione nei confronti dei bambini nella gestione dei conflitti familiari e ad impegnarci per quanto possibile alla mediazione delle conflittualità genitoriali più gravi.

I figli, di K. Gibran

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno…”

CONDANNATA LA MAESTRA: AVEVA FATTO SCRIVERE SULLA LAVAGNA PER 100 VOLTE “SONO DEFICIENTE”

Severa condanna della Cassazione per l’insegnante che aveva imposto per punizione a un alunno di scrivere per 100 volte “sono deficiente” sulla lavagna. Il ragazzo infatti si era reso responsabile di un episodio di bullismo nei confronti di un altro compagno di classe, pertanto, la maestra nell’intento di stigmatizzare il comportamento scorretto, aveva impartito questa punizione.

Ebbene, la Cassazione, con la sentenza del 10.09.2012 n° 34492,  ha ritenuto la maestra colpevole del reato di “abuso dei mezzi di correzione” sostenendo, in coerenza con l’orientamento dominante, che  non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distintamente finalizzata a scopi ritenuti educativi, sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione da parte degli adulti, sia perché non può perseguirsi, quale meta educativa, un risultato di armonico sviluppo di personalità, sensibile ai valori di pace, tolleranza, convivenza e solidarietà, utilizzando mezzi violenti e costrittivi che tali fini contraddicono.

Infatti: ” Con più particolare riferimento all’ambito scolastico, il concetto di abuso presuppone l’esistenza in capo al soggetto agente di un potere educativo o disciplinare che deve eToro essere usato con mezzi consentiti in presenza delle condizioni che ne legittimano l’esercizio per le finalità ad esso proprie e senza superare i limiti tipicamente previsti dall’ordinamento“.