CONTO CORRENTE: GLI ESTRATTI CONTO NON SONO SUFFICIENTI A PROVARE IL DEBITO DEL CLIENTE VERSO LA BANCA

Segnaliamo una interessante ordinanza emessa dal Tribunale di Novara  il 26.02.2013 con cui è stata disposta la revoca della provvisoria esecutività di un d.i. avente per oggetto il credito vantato dalla Banca nei confronti del proprio correntista per il sando passivo del conto.

Invero, molto spesso i clienti bancari si trovano dinanzi a situazioni in cui la banca armata di estratti conto CON SALDO NEGATIVO, ottiene un titolo esecutivo, appunto il d.i., con cui provvedere a seguito della notifica del precetto, all’azione esecutiva contro il cliente in tempi brevissimi .

La Cassazione con un orientamento  consolidatosi recentemente, (cfr. ex multis Cass. Civ. sentenze nn. 23974/2010 e 1842/2011, peraltro condiviso anche all’ABF (Arbitro Bancario e Finanziario) ha ritenuto però che la Banca, che ha ottenuto l’ingiunzione per il pagamento del saldo debitore derivato dagli estratti conto, in fase di opposizione è gravata dall’onere di produrre in giudizio prove dei fatti costitutivi fondanti la pretesa creditoria e cioè: il contratto posto alla base della domanda, nonché tutti gli estratti conto relativi al rapporto, dall’apertura all’estinzione.

 Pertanto, secondo il ragionamento della Corte, in caso di opposizione al d.i., la banca non può limitarsi a ritenere provato il debito del correntista documentandolo esclusivamente a mezzo degli estratti conto; infatti, quand’anche gli estratti conto non siano stati contestati dal cliente entro 60 gg come prevede la legge, comunque la banca è tenuta nel giudizio di opposizione ad una prova certa e piena del credito azionato.

 

MUTUO FONDIARIO NULLO SE L’IMPORTO FINANZIATO SUPERA l’80% DEL VALORE DELL’IMMOBILE

Il mutuo fondiario è un finanziamento a medio – lungo termine (superiore ai 18 mesi) garantito da ipoteca di primo grado su immobili e che  consente al cliente di godere di onorari notarili ridotti della metà, mentre la durata medio – lunga del prestito, permette di beneficiare di un regime fiscale agevolato secondo quanto previsto dal D.P.R. 601 del 29/09/1973.

La normativa regolante tale forma di finanziamento stabilisce però che l’importo erogabile non può superare l’80% del valore del bene.

“Il mancato rispetto del limite di finanziabilità dettato dalla normativa sul credito fondiario (avente natura imperativa) dà luogo alla nullità del contratto ex art. 1418 cod. civ. (ndr. Causa di nullità del contratto), dovendosi ritenere che la determinazione dell’importo massimo finanziabile attenga propriamente alla struttura del contratto di credito fondiario.” 

Questo è quanto stabilito dal Tribunale di Venezia con decreto del 26.07.2012, pronunciandosi nel procedimento di opposizione all’esclusione dallo stato passivo del fallimento proposta da una banca, che aveva finanziato con un contratto di mutuo fondiario una somma penis enlargement superiore all’80% del valore dell’immobile. Secondo il Tribunale il contratto di mutuo superando il limite di finanziabilità sarebbe nullo e quindi l’iscrizione ipotecaria si deve considerare come inesistente; con la conseguenza che sarebbe da qualificare come chirografario il credito della banca finanziatrice nella procedura esecutiva cui è sottoposto il proprietario del bene “ipotecato”.

 

 

SE VOI FOSTE IL GIUDICE…

IL CASO.
Il cliente di un famoso istituto bancario a causa di una rovinosa gestione di bund da parte della banca, chiese al Tribunale la condanna dell’istituto al risarcimento dei danni per aver sottoscritto i contratti di investimento rivelatisi rovinosi in presenza di una sintomatologia psichiatrica di tipo depressivo, con ansia e attacchi di panico.
Il cliente sosteneva infatti che la banca in qualità di professionista del mercato finanziario, stante il suo stato psichico “debole” e poco lucido, avrebbe dovuto frenare la sua spinta ad investimenti rischiosi in bund e altri strumenti finanziari.
La banca si difese affermando che il soggetto era perfettamente capace di intendere e di volere che non sarebbero addebitabili all’istituto responsabilità per una condotta rischiosa dell’investitore, il quale è libero di decidere come e quanto investire dei propri risparmi.

se voi foste il giudice come risolvereste il caso?