NIENTE MANTENIMENTO PER LA MOGLIE CHE SI DIMETTE

asta-giudiziariaSegnaliamo una interessante sentenza del Tribunale di Treviso,  n.1250/2013, con i giudici di merito hanno stabilito che se la moglie,  in costanza di separazione di fatto, rassegna le dimissioni, perde il diritto al riconoscimento dell’assegno di mantenimento.

INel caso esaminato dal Tribunale, la moglie aveva deciso di dimettersi dalla ditta per cui lavorava, per poter sostenere e collaborare con il figlio nell’esercizio di un’attività imprenditoriale. Ebbene il Tribunale ha ritenuto di non riconoscere alcun assegno di mantenimento in favore della richiedente ed ha stabilito   che la donna, sebbene cinquantenne, era, comunque, dotata di una specifica capacità professionale, tale da far presumere di poter trovare una nuova collocazione nel mercato del lavoro. Inoltre, il Tribunale ha accertato che la donna, pur lavorando al momento della separazione di fatto, preferiva dimettersi al solo fine di arrecare un danno economico all’ex marito, mediante l’obbligo a carico di quest’ultimo di un assegno di mantenimento.

l Tribunale di Treviso, con la sentenza n. 1250/2013, ha stabilito che la moglie che in costanza di separazione di fatto, rassegna le dimissioni, perde il diritto al riconoscimento di un assegno in suo favore. Ancorché la moglie dichiarasse che la scelta di dimettersi dalla ditta per cui lavorava fosse dovuta a motivi di famiglia e per sostenere il figlio nell’esercizio di un’attività imprenditoriale, Il Tribunale ha ritenuto di non riconoscere alcun assegno di mantenimento in favore della richiedente. Il giudici trevigiani hanno stabilito che la donna, sebbene cinquantenne, era, comunque, dotata di una specifica capacità professionale, tale da far presumere di poter trovare una nuova collocazione nel mercato del lavoro. Inoltre, il Tribunale ha ritenuto che la donna, pur lavorando al momento della separazione di fatto, preferiva dimettersi al sol fine di arrecare un danno economico all’ex marito, mediante l’obbligo a carico di quest’ultimo di un assegno di mantenimento. – See more at: http://www.ami-avvocati.it/non-ha-diritto-al-mantenimento-la-moglie-che-rassegna-le-dimissioni/#sthash.Y6efxp1t.dpuf

MOBBING ALLA NEO MAMMA: è reato!

Interessante sentenza della Corte Suprema (n. 36332 del 21 settembre 2012) , quella che inquadra nel reato di “violenza privata”, il comportamento del datore di lavoro che tenti di mobbizzare la dipendente appena rientrata al lavoro dopo il periodo di astensione obbligatoria per maternità.

Il titolare dell’azienda infatti obbligava la neomamma, al fine di costringerla a presentare le dimissioni, a lavorare in un luogo fatiscente ed abbandonato, ossia una stanza angusta dotata di un mobilio a dir poco fatiscente .
La donna era rea di non aver presentato le dimissioni, e di essere tornata al lavoro dopo la maternità, mentre il piano aziendale avrebbe previsto la cessazione 嘉盛 dell’azienda per proseguire nella stessa attività sotto una nuova veste societaria ma con lo stesso complesso aziendale e con gli stessi dipendenti licenziati ed assunti nuovamente.
Il datore quindi in modo ritorsivo aveva fatto lavorare la donna in condizioni invivibili, in un luogo di degrado, compiendo un tentativo di violenza privata.
Infatti nel comportamento sono senz’altro ravvisabili gli «atti idonei e univocamente rivolti a farle accettare le condizioni della società», che nella fattispecie erano o le dimissioni o il prolungamento del periodo di maternità con retribuzione solo del trenta per cento dello stipendio.

Il comportamento della donna però, la quale ‘ostinatamente’ era tornata al lavoro, aveva rovinato i piani del datore, che le aveva perciò riservato tale “trattamento”.

Con la sentenza n. 36332 del 21 settembre 2012 i giudici di legittimità hanno considerato inquadrabile, tale contegno nel tentativo di violenza privata.