CASSAZIONE : LO SCREENSHOT VALE COME PROVA E NON E’ NECESSARIA l’AUTENTICA NOTARILE

Nuovo pronunciamento degli Ermellini destinato a far discurtere. La V Sezione Penale della Corte di Cassazione,  con la sentenza  n. 8736-2018 , ha chiarito che lo screenshot,  che costituisce  un processo che consente di salvare sotto forma di immagini ciò che viene visualizzato sullo schermo di un computer o di un telefonino, è un documento informatico valido come prova documentale e riconducibile alla categoria di cui all’art. 234 c.p.p.. Inoltre, per la Cassazione, per acquisire i relativi dati non è necessaria la procedura dell’accertamento tecnico irripetibile, ma è sufficiente una semplice operazione meccanica che non modifichi il contenuto dei dati. La sentenza della Corte ha ribaltato il giudizio della Corte D’Appello, che aveva ritenuto inutilizzabile il documento cartaceo contenente la stampa dello screenshot, in quanto non autenticata da notaio. In base al recente pronunciamento lo screenshot può essere acquisito come prova documentale nel processo penale,  al pari di ogni altro documento,  senza  autenticazione da parte del notaio, che attesti la rispondenza del documento cartaceo all’immagine riprodotta sul pc o sullo smartphone.

EREDITA’: AL CONIUGE SUPERSTITE SPETTA IL DIRITTO DI ABITAZIONE DELLA CASA FAMILIARE E DI USO DEI MOBILI CHE LA CORREDANO

Come noto, ai sensi dell’art. 540 c.c., al coniuge superstite spettano il diritto di abitazione presso la casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano. Tuttavia sussiste contrasto tra i giudici di legittimità circa l’estensibilità di tale diritto, applicato in caso di successione necessaria,  (ovvero quella che stabilisce delle quote del patrimonio che necessariamente devono essere divise tra i successori)  anche in caso di successione legittima,  cioè quella applicabile in assenza di testamento.

Ebbene, la Cassazione civile con la pronuncia a Sezioni Unite del 27.02.2013 n° 4847 ha chiarito definitivamente il contrasto affermando che i diritti di uso e abitazione della residenza familiare spettano anche in caso di successione legittima, ovvero in mancanza di testamento. La corte nella stessa pronuncia ha poi sciolto un ulteriore contrasto giurisprudenziale, chiarendo che il valore del diritto di abitazione deve necessariamente essere detratto e stralciato dall’asse ereditario che andrà poi diviso tra  gli eredi, con la conseguenza che il coniuge superstite potrà godere di tale diritto in aggiunta alla quota ereditaria a lui comunque spettante.

Il notaio rogante deve informare il compratore dell’abitabilità dell’immobile

Sì al ristoro anche se l’informazione era facilmente visibile dagli atti.

Il notaio rogante è tenuto a informare il cliente che l’immobile non è abitabile anche se l’informazione si evince facilmente dagli atti ed è tenuto a risarcirlo di quanto speso per condonare la casa.
Con una sentenza molto lunga – n. 10296 del 21 giugno 2012 – la Corte di cassazione ha accolto il ricorso del cliente di un notaio che aveva omesso di informarlo circa la non abitabilità di parte dell’immobile acquistato.
Per questo il neo acquirente aveva dovuto condonare la casa. E aveva chiesto il risarcimento del danno al professionista. Il Tribunale di Roma aveva accordato il ristoro mentre la Corte d’Appello aveva ribaltato il verdetto sul presupposto che era facile per il cliente evincere dai documenti che l’immobile non era abitabile.
Ora la Cassazione ha accolto il gravame dell’acquirente tornando al primo verdetto e precisando che poiché lo svolgimento di una prestazione professionale e segnatamente di quella del notaio nell’economia del rapporto di prestazione d’opera deve necessariamente avvenire in funzione dell’assicurazione della consecuzione dello scopo che deve assicurare l’atto rogato e, quindi, nel caso di vendita immobiliare del trasferimento di esso con le caratteristiche che le parti e segnatamente il cliente del notaio hanno contemplato e che la mediazione della prestazione d’opera del notaio deve trasfondere nell’atto, il solo fatto che il cliente sia stato in condizioni tali da dover conoscere, secondo l’ordinaria diligenza del quisque de populo od anche una diligenza quam suis, che una di quelle caratteristiche mancasse, non può valere di per sé ad esentare il notaio da responsabilità, se la mancanza di quella caratteristica sia o debba essere conosciuta o conoscibile da parte del notaio secondo la diligenza impostagli dalla prestazione che è chiamato a rendere, specie se si tratti di una prestazione che non presenti la necessità di risolvere i “problemi tecnici di speciale difficoltà” evocati dall’art. 2236 c.c.