SE LA CALDAIA NON E’ A NORMA NE RISPONDE IL TECNICO MANUTENTORE CHE NON NE IMPEDISCE L’UTILIZZO

Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza 13.12.2012 n° 48229, sul caso di  un manutentore che veniva chiamato, con contratto d’opera, per controllare l’installazione e il malfunzionamento di una caldaia a gas in una abitazione. Purtroppo, per aver omesso di eseguire un completo ed efficace controllo la caldaia  che presentava un pezzo non originale,  ha causato  un’intossicazione collettiva degli inquilini, della quale viene ritenuto responsabile. Sebbene, ad un controllo successivo era stato accertato che risultava ostruita la canna fumaria da carogne di volatili, la Cassazione, comunque, lo ha ritenuto colpevole per il solo fatto di aver lasciato libero il cliente di utilizzare una caldaia potenzialmente dannosa  in quanto dotata appunto di un componente non originale; tale condotta costituisce per i giudici di legittimità una grave imprudenza, fonte di responsabilità, poiché era un preciso dovere del tecnico (imputato) avvertire il cliente sul pericolo relativo all’utilizzazione di una caldaia con un componente di dubbia funzionalità. 

INQUILINO FULMINATO PER MANCANZA DEL SALVAVITA: CONDANNATI IL PROPRIETARIO E L’AMMINISTRATORE DI FATTO

Il proprietario di casa e l’amministratore “di fatto”  rispondono penalmente della morte dell’inquilino rimasto fulminato per l’assenza di “salvavita “ all’interno dell’abitazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 40050/2012, condannando l’anziana madre, proprietaria della casa e del figlio che in qualità di “amministratore di fatto” la aiutava nella gestione dell’immobile.

Lo sventurato inquilino fu raggiunto mentre si faceva la doccia da una prima scarica elettrica. Pertanto, cercando di capire il motivo della dispersione di energia, l’uomo si recò sul terrazzo di copertura dell’abitazione  , “venne attinto dalla mortale scarica senza che avesse in alcun modo armeggiato con i fili elettrici” soltanto “per avere contemporaneamente toccato il tubo conduttore dell’elettricità all’autoclave e l’inferriata a potenziale elettrico zero”, dove è stato raggiunto della scossa mortale.

La sentenza ha disposto la condanna del figlio della proprietaria dell’immobile  quale amministratore di fatto, senza perciò che vi fosse stata alcuna “formalità di sorta” nella preposizione ma soltanto sulla base del fatto che aveva indicato l’abitazione come propria e che riscuoteva i canoni di locazione rilasciandone ricevuta, e soprattutto perché dopo l’evento si occupò della messa a norma dell’impianto al posto della madre ormai in età.