LA CASSAZIONE CI RIPENSA: NESSUNA RILEVANZA DELLA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE PER L’AFFIDAMENTO

Cambio di indirizzo da parte della Cassazione:  nel giro di appena 12 giorni la Suprema corte si pronuncia sulla controversa sindrome da alienazione genitoriale (Pas), ovvero il disturbo di cui soffre un figlio condizionato da un genitore a rifiutare senza motivo i contatti con l’altro. La prima decisione (5847/2013) non mette in discussione la diagnosi di Pas formulata dall’Asl e sulla base di questa conferma la decisione del giudice di merito. Diversa è invece la conclusione a cui approda con la  sentenza 7041, che accoglie il ricorso di una madre accusata di Pas. La vicenda è quella venuta in cronaca a Cittadella al momento in cui un ragazzino, affidato dalla Corte d’Appello di Venezia al padre, ma fino ad allora convivente con la madre, viene prelevato dalla scuola dalle forze dell’ordine per essere portato in una struttura educativa, con modalità che aveva sollevato l’indignazione della pubblica opinione (inclusa la nostra). Ebbene,  la lunga analisi della Cassazione rammenta anzitutto che è in dubbio che si tratti di una sindrome, non essendo stata accolta come tale nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm) e sulla base di tali argomentazioni accoglie il ricorso presentato dalla madre, ribaltando le precedenti decisioni.

Tale pronuncia, non ha mancato di suscitare ulteriori polemiche tra giuristi e studiosi, oltre che da parte del giudice di merito che replicando alle censure mosse dalla Corte al proprio provvedimento afferma : “non può ritenersi che […] possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario supporto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancora più gravi di quelli che le teorie da esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare” . 

AFFIDAMENTO : IL MINORE HA DIRITTO AD ESSERE ASCOLTATO DAL GIUDICE

Il Tribunale di Varese ha emesso di recente il decreto del 24 gennaio 2013 con il quale, in un procedimento la separazione giudiziale, ha precisato che l’ascolto del minore nei procedimenti che grazie alla legge n. 219/2012, che riformato alcune norme sullo status filiationis, il minore ha un vero e proprio diritto soggettivo ad essere ascoltato, proprio perché il futuro provvedimento di affidamento lo riguarda direttamente. Il Tribunale si è pronunciato sul caso relativo all’affidamento di un minore di 14 anni conteso tra i genitori, poiché la madre riteneva che il padre lo avesse condizionato a tal punto da farlo allontanare da lei, richiamandosi all’art. 155 sexies c.c. al primo comma in cui è previsto  che il giudice “disponga” l’audizione del figlio minore che abbia compiuto dodici anni e anche di età inferiore se capace di discernimento. Sulla base del tenore letterale della disposizione la giurisprudenza di merito e di legittimità da tempo ritiene che vi sia un dovere per il giudice di sentire il minore a meno che ciò non comporti un pregiudizio per il minore stesso ; il Giudice quindi dovrà, ad esempio, valutare se ci sia un interesse superiore del figlio minore a non essere esposto al presumibile danno derivante dal coinvolgimento emotivo nella controversia che opponga i genitori (Cass. Civ. n. 13241/2011). Tuttavia, osserva, nel detto decreto il Tribunale “la recentissima riforma sullo stato di figlio rende ancora più cogente l’obbligo dell’ascolto, poiché con l’art. 315 bis. c.c.,  si è riconosciuto un diritto soggettivo del figlio minore ad essere preventivamente sentito, il quale non dovrà più essere considerato solo quale individuo oggetto di protezione, ma come individuo portatore di un autonomo diritto soggettivo.

 

NUOVO REDDITOMETRO: PER I GIUDICI E’ ILLEGITTIMO

Il Tribunale di Napoli (nella specie la sezione distaccata di Pozzuoli) boccia il nuovo redditometro.

Tale strumento, infatti, da poco rinnovato dal Decreto Ministeriale del 24 dicembre 2012 (pubblicato in G.U. n. 3 del 4 gennaio 2013), che ha determinato il contenuto degli elementi indicativi della capacità contributiva in base al quale il fisco potrà fondare la ricostruzione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche, è stato ritenuto illegittimo dai giudici di merito. L’ordinanza del Tribunale Napoli, sez. distaccata Pozzuoli del 20.02.2013 n° 250, è stata emessa  nel corso di un procedimento intrapreso da un pensionato deciso ad impedire al fisco di conoscere gli aspetti più privati della sua vita, includendo anche le spese per cure mediche. Ebbene, il Tribunale ha deciso ordinando all’Agenzia delle Entrate di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione o comunque attività di conoscenza e utilizzo dei dati relativi a quanto previsto dall’art. 38, 4° e 5° comma, del DPR 600/1973, e di cessare, ove iniziata, ogni attività di accesso, analisi, raccolta dati di ogni genere relativi alla posizione del ricorrente.

Ciò sulla base dell’assunto che “il decreto ministeriale è non solo illegittimo, ma radicalmente nullo ai sensi dell’art. 21 septies legge n. 241/1990 per carenza di potere e difetto assoluto di attribuzione in quanto emanato del tutto al di fuori del perimetro disegnato dalla normativa primaria e dei suoi presupposti e al di fuori della legalità costituzionale e comunitaria, atteso che il c.d. redditometro utilizza categorie concettuali ed elaborazioni non previste dalla norma attributiva, che richiede la identificazione di categorie di contribuenti, laddove – … – il d.m. non individua tali categorie ma altro, sottoponendo indirettamente – visto l’ampiezza dei controlli e il riferimento ai nuclei familiari – a controllo anche le spese riferibili a soggetti diversi dal contribuente e per il solo fatto di essere appartenenti al medesimo nucleo familiare (si pensi all’acquisto di un medicinale per il congiunto malato oppure del libro di lettura)”.